Disorientare la ricerca Nadine Zara 5 Giugno 2015

Disorientare la ricerca

Dopo i due satsang, devo dire che sono disorientato o meglio è la mia mente disorientata. Prima dei satsang durante il giorno praticavo la presenza, il vuoto tra i pensieri, sentire il corpo ecc…

Ottimo. È chiaro che dopo anni passati a cercare o manipolare quello che c’è per trovare qualcosa che è già presente la mente sia disorientata. L’impulso alla ricerca è forte ed è una vecchia abitudine. Il fatto che tu senta del disorientamento significa che qualcosa è stato smosso in quel meccanismo e stai entrando in una dimensione non conosciuta. Questo significa che ti muovi non più dal passato, ma dal momento presente. Ed è solo in questo momento, nel Mistero di questo momento, che puoi scoprire che sei già ciò che testimonia tutto questo.

La Danza della Vitaritiro in presenza
dal 29 ottobre al 1 novembre

Ora come hai spiegato, tutto accade;
Non so cosa fare e forse mi pare di tornare a non fare nulla come tanto tempo fa quando di spiritualità e affini non ne sapevo nulla.

Non è che non facevi nulla. “Facevi”, ma non ne eri conscio. Cercavi nella vita materiale quella sicurezza che adesso vai cercando in quella spirituale. Quando perdiamo la connessione con questa Presenza permanente, che è Pace, cerchiamo questa pace nel mondo degli oggetti, ovvero nelle relazioni, nel lavoro etc. Arriva un momento in cui questa ricerca esteriore delude, ed ecco che ci ritroviamo a cercare dentro di noi, nel mondo dello spirito per cosi dire. Ma ancora una volta siamo a caccia di oggetti: cerchiamo l’illuminazione come una esperienza che ci completi, che colmi quel buco nero in cui sembriamo cadere. Ed ecco che iniziamo le mille tecniche… per non stare qui. Anche se sembra che dicano il contrario. Quando ogni sforzo cade, allora l’attenzione torna su se stessa e ti accorgi che sei a Casa. Dove sei sempre stato.

E ora che c’è da fare?
Vale la pena seguire il consiglio di Ramana Maharshi chiedendomi “chi sono io” e sentirmi consapevole, oppure anche questo è fare qualcosa è fare una pratica?

Fino a che qualunque cosa viene fatta per non stare con la sensazione che sta dietro la ricerca, quell’impulso che brucia come un fuoco sacro, allora quell’azione non può portare alla Pace. Piuttosto si tratta di restare con quel fuoco, senza nessun obiettivo in mente, lasciando che ci bruci vivi, che bruci quel senso di falsa identità. È ovvio che questo è l’ultima cosa che l’ego vuole fare e quindi si cerca dei nuovi “compiti a casa”.

Ramana Maharshi descriveva qualcosa che era semplicemente accaduto per lui, ma non è qualcosa di replicabile da parte della mente. Non hai bisogno di “sentirti” consapevole, lo SEI. Sei Consapevolezza, anche adesso, una Consapevolezza che legge queste parole. E come tale non devi fare nulla per esserlo, lo sei già. Sai che queste parole ci sono, e ciò che lo sa È Consapevolezza. Tutto qui. Molto semplice, molto ordinario. Nulla di speciale.

Tu sei sempre lo sfondo in cui la Vita accade, anche quando perdi tutto questo di vista. Non è necessario alcuno sforzo, eppure potresti trovarti a farlo lo stesso. E nella frustrazione dell’ennesimo fallimento potresti trovarti QUI.
Che ne dici?

un abbraccio spero di vederti presto!

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