“Nel tuo cammino spirituale arriva un momento in cui ti diventa
chiaro che sei “portato”. Non sei tu a compiere quei passi, non sei tu
a scandagliare la tua anima per far emergere tutto quello che è stato
sepolto o represso. Non sei tu che vinci le tue paure e le attraversi o
che apri il cuore a quello che non volevi vedere negli altri perché
rifletteva te stesso. Tu sei ciò su cui il divino che sei, lavora. Ciò che
immagini di essere viene trasformato, viene trasfigurato, il piombo
diventa oro perché hai scelto di farlo. Fino a che non vedi chi sei ciò
che sembra essere una forza esterna a te, agisce. E a volte vai in
conflitto con questo. A volte ti senti protetto da questo. Per un po’
credi di essere in controllo della tua vita spirituale, poi arriva questo
momento in cui realizzi che non lo sei, che non sta andando come
vorresti, che non stai diventando una persona migliore, una
persona che sta bene, stai “sparendo”. E non sempre questa
sparizione è qualcosa che accogli. Vieni portato via.

Ciò che ti sta portando via è ciò che veramente sei, ma fino a che quella morte
non è accaduta, sembra davvero che sia qualcosa di esterno a te. Il
maestro o la guida sono la rappresentazione di questa forza esterna,
come se fossero l’incarnazione che hai scelto che il Sè prenda per
portarti a casa. Ma sei tu quel Sé, sei tu il maestro, sei tu la guida,
non la tua personalità. Quando dico che tu sei il maestro non sto
assolutamente parlando di te, tu verrai portato via, quindi finché
non vedi chi sei sembra che sia qualcosa di esterno a te che a volte ti
asseconda, ti protegge, a volte ti mette in crisi, ti fa anche
arrabbiare. In realtà non sai che cosa è meglio per te come
personalità. Chiunque abbia avuto o abbia un’autentica vita
spirituale sa bellissimo di non aver scelto il suo maestro. Ti ci sei
trovato, ti ha catturato, ti ha rapito. E tuo malgrado sei rimasto. So
che per molti di voi questo ritiro è tosto, l’ho detto sarà un ritiro
energetico, molto forte e lo è. E siete qui non perché voi lo vogliate o
perché io lo voglia, ma perché questo processo lo richiede. Questa
forma ( indica il suo corpo), è al servizio tuo, di te, divino, e quindi
fa di tutto perché tu veda chi sei, non perché ci sia un desiderio.
Colei che desiderava o non desiderava è morta, resta solo la vita che
usa il corpo nel modo più adatto possibile perché questo risveglio
prosegua, perché io mi risvegli attraverso altre forme perché il Sè si
risvegli attraverso tutte le forme.

 

Non c’è un’intenzione a meno che tu non voglia chiamare l’amore questa intenzione.

Quindi quando mi siedo qui e anche quando non mi siedo qui come coloro che mi
frequentano nella vita quotidiana sanno, tutto quello che questa
forma fa o dice è qualcosa che accade per interrompere l’illusione
nel sogno, non perché ci sia un’intenzione, non c’è nessuna
intenzione, qui c’è solo testimonianza, testimonianza anche di
questa forma. Non sono nell’illusione di essere particolarmente
questa forma, io sono lo spazio di questa stanza che usa questa
forma per parlare a se stesso, questo è quello che sono. Quindi non
c’è nessuna intenzione personale, perché non c’è nessuna persona
qui. E non c’è neanche nessuna persona lì dove immagini di essere,
ma questo non è ancora del tutto chiaro ecco perché c’è questo
processo, un processo che come dicevo prima non sempre è
piacevole, a volte lo è, a volte non lo è. A volte il modo in cui questa
forma si muove o quello che dice è forte, è intenso o brusco perfino
perché questa è la pennellata migliore che il divino può dare e io
guardo la forma Shakti dispiegarsi, così come fai tu anche quando
non ne sei cosciente. Questa è l’unica differenza fra me e te. Se tu
potessi vedere che qualunque cosa fai è solo un’azione impersonale
del divino, bada bene non saperlo, non a raccontarsela come una
specie di scusa egoica per comportarti da bastardo, ma se davvero
tu vedessi che quella forma è solo parte del dispiegarsi di un unico
Sè ti accorgeresti che ogni azione che compie è assolutamente
perfetta. E non ci sarebbe più conflitto in te e non alimenteresti il
conflitto nella tua vita, lo dissolveresti.
Non c’è nessuna Shakti, c’è solo un’azione che sta accadendo come
parola. E quando il corpo si muove come se ci fosse una Shakti, è
solo perché questo è il modo in cui il corpo si muove. Potrebbe
accadere nel corso della nostra apparente relazione che tu veda che
neanche tu ci sei e allora realizzeresti istantaneamente che tu sei ciò
che muove questa forma. E questo è amore, questa unità. Dunque
non cercare motivazioni sul perché la forma Shakti fa una cosa o
non fa una cosa, non ne ho la benché minima idea. Una volta me lo
domandavo e mi dicevo ma perché? Guarda bene la dove sei tu,
azione, pensiero, sensazione, trovi un autore di queste azioni?
Oppure tutto quello che trovi è azione. Il divino fa un gioco
bellissimo in queste forme, si comporta come se ci fosse qualcuno
all’interno di esse, come se ci fosse qualcuno che si muove, che
pensa, che agisce, che si innamora, che si lascia, che litiga. Invece c’è
solo azione. Come quando ascoltavamo prima le musiche bellissime
di Anando e Bancey( ?) splendido, bellissimo. Sono forse le note
che fanno la musica? Oppure quelle note sono parte della musica.
Dov’è la musica? Che cos’è? È solo azione, non è che c’è un
qualcuno che morirà, c’è l’impressione di un qualcuno,
quell’impressione morirà. Sta morendo e ti stai aprendo a ciò che
sei, la meraviglia gioiosa di ciò che sei.

E questa apertura significa
rinunciare alla sofferenza, rinunciare a tutto ciò che ti cattura
nell’ossessione di essere un qualcuno. Nello stare qui insieme in
questi giorni, non so se ci avete fatto caso, ma c’è tantissimo amore
tra di noi, anche quando ti può piacere più un corpo di un altro. C’è
comunque amore. Il senso di separazione non è supportato.
E se stessimo insieme abbastanza a lungo potresti scoprire che
siamo come forme, uno la continuazione dell’altra, in una perfetta
armonia geometrica, in una rappresentazione simbolica della
coscienza.

Tutto in questa stanza è una rappresentazione perfetta
dell’io, di me, di te. E a meno che tu non riposi in uno spazio di non
identificazione, di impersonalità, non lo vedi e perdi la magia.
Quando ci avviciniamo a questo, cominciamo a sentirne l’odore,
quella persona che fa quella domanda proprio quando la volevi fare
tu, quella persona che arriva proprio in quell’istante a parlare con te
quando più ne avevi bisogno. Siamo mossi dal respiro del divino,
siamo vissuti. È la grazia che muove queste forme e questa grazia è
il tuo amore, l’amore del Sé per sé stesso. Ciò che ama, quando ami
non è una persona, ciò che ama quando ami è l’amore. E l’amore
ama se stesso. Quindi è l’amore che si incontra in queste forme, non
delle persone. E l’amore non conosce regole, è incondizionato
perché crea tutte le condizioni e alle volte si muove in modo che
appare positivo e alle volte si muove in modo che appare come
negativo. Non sa niente della tua morale e non sa niente delle tue
regole.

L’amore conosce solo se stesso e si cerca, e dissolve tutto
quello che è finzione. Ecco cosa si sta cercando attraverso di te, non
un essere umano che cerca il divino ma questo amore divino che
cerca se stesso attraverso gli uomini. La tua vita è costantemente al
servizio del risveglio di questo amore anche quando non lo sai.
Quando questo diventa conscio, ti accorgi che molti dei desideri e
degli obiettivi che avevi, erano solo per portarti in uno spazio in cui
riconoscevi l’inconsistenza di certe idee. E allora sei pronto a essere
al servizio consciamente del divino. E tutto quello che c’è qui è
servizio e anche in tutti coloro che stanno lavorando con me, che
ringrazio, perché è il servizio che ci muove, è l’amore che si cerca,
che ci muove.
La cosa che l’amore desidera di più è trovare se stesso. E una volta
che si è trovato attraverso una forma, la seconda cosa che desidera
di più è che tutte le forme si risveglino. E per alcuni di noi questa è
la nostra vita”.