Quando ti avvicini a vedere meglio ciò che sei, vedi meglio il gioco del divino. Il divino si muove attraverso ombra e luce perché la manifestazione non potrebbe apparire senza questa polarità. Questa polarità di ombra e luce è ciò che crea l’intera manifestazione.

Non vedere dunque quell’ombra come qualcosa di separato da te o qualcosa che non dovrebbe esistere. Quell’ombra è al servizio del divino tanto quanto la luce, quell’oscurità è il braccio sinistro del divino. Cresciamo avendone paura e questo crea un profondo senso di separazione. Per vedere la luce hai bisogno del buio.

Se puoi stare in uno spazio in cui guardi entrambe queste cose, senza identificarti con nessuna di esse, allora quella polarità collassa e ti accorgi che c’è solo il divino, ovunque. E quell’ombra era solo un modo in cui la luce poteva manifestarsi più chiaramente.

Quel senso di contrazione che potresti sentire in te  è figlio, per così dire, di strutture di identificazione della coscienza che si sono stratificate nel tempo attraverso il modo in cui hai imparato a conoscere te stessa. Quelle strutture vengono sollecitate nel momento in cui questo riconoscimento accade.

È come se, quando questo riconoscimento accade, tutte queste strutture venissero sollecitate e attivate, e lo possiamo vedere chiaramente nella nostra vita spirituale. Nel momento in cui iniziamo a toccare la verità del nostro essere il processo si attiva, diventiamo improvvisamente consapevoli di tutte quelle strutture della personalità e a volte andiamo davvero in una crisi.

In genere le persone tendono a scappare da questa sollecitazione, cercano un conforto, cercano un modo per non sentire quella sollecitazione, perché temono di perdere il loro punto di gravità attorno al quale hanno costruito illoro universo. E invece il riconoscimento di ciò che sei è la perdita di quel punto di riferimento chiamato me.

Il passaggio da quel centro di gravità attorno alla falsa identità, verso la tua vera identità, dal me al se, è un passaggio che sollecita quelle strutture. Quelle strutture hanno molti nomi, sono strutture fisiche, emotive, mentali. Compongono tutto ciò che pensi di essere, tutta l’oggettività di ciò che pensi di essere e tutta l’oggettività di ciò che pensi di essere è qualcosa. Ciò che sei è nulla, una non cosa.

Quando questo centro di gravità si sposta da un punto dentro l’immaginaria personalità, verso la coscienza vuota, la radianza dell’essere comincia a scorrere all’interno di quelle strutture. Questo è quel tremare, è quel sentirsi in pericolo, o in conflitto, o in dubbio. Quell’attività che ti fa dire: sono un vero casino, c’è qualcosa che deve essere profondamente guarito in me. E questa è la cosa divertente perché in realtà quella crisi che ti fa dire sono un vero casino è l’attivazione di queste strutture a partire dalla radianza dell’essere.

La radianza dell’essere è pronta a far esplodere tutto quanto nella spaziosità del Sè. Quindi se tu fossi capace di restare presente a quell’esplosione, quell’esplosione ti condurrebbe esattamente dove vuoi andare. Nel silenzio, nel nulla. Ma in genere quando quell’esplosione comincia ad accadere cerchi di contenerla, cerchi di trovare una soluzione, un perché, e quando hai calmato un po’ le cose, perché ti sei dato un po’ una risposta, o un perché, ti dici: sto bene! Invece sei ancora più lontano dalla verità, quell’esplosione deve essere portata avanti esattamente come vengono buttati giù i grattacieli negli Stati Uniti. Un piano alla volta. Perché è troppo spaventoso far esplodere l’intera struttura in un solo colpo. Potresti impazzire, potresti morire.

Non sto dicendo che tu non possa vedere in ogni istante ciò che sei . Puoi vedere ciò che sei in qualunque momento, in qualunque momento e in qualunque condizione sia la tua personalità, ma non puoi stare.

Capisci la differenza? È come se tu guardassi la luce da una delle finestre del grattacielo e poi si chiude. Devi buttare giù il grattacielo. Come? La stessa forza dello spazio in cui questa struttura è creata cerca se stessa, perché l’amore cerca sempre se stesso. E questo vuoto è amore, perché amore è quello spazio che permette a qualunque cosa di esistere. Non è una cosa, è il vuoto.

L’amore cerca se stesso, comincia a surriscaldare quelle strutture perché si cerca, e quelle strutture cominciano a tremare e a esplodere, e con una divina intelligenza, grazia, e un profondo senso dell’umorismo, il divino ti fa secco. È un amore con esecuzione. Ecco perché a volte ti piace che quelle strutture vengono portate via e a volte dici ho tanta paura, che cosa mi sta succedendo? Sto morendo? Sto impazzendo?

Imparare a funzionare nel mondo, nella vita quotidiana a partire da questo riconoscimento chiede tempo, pazienza, umiltà e coraggio. Ma se sei qui è perché sei stato chiamato da te, sei tu che ti stai chiamando, e ti dici vieni fuori, vieni a giocare.

Shakti Caterina Maggi